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Ti senti un po’ italiana quindi?

Comincio a pensare in italiano sì, con pregi e difetti degli italiani.

E quali  sono a suo avviso i pregi e i difetti degli italiani?

Mi dispiace dirlo, ma trovo che in Italia spesso ci si imbatte nella maleducazione di molti, li trovo un po’ aggressivi, un po’ presuntuosi… mi dispiace dirlo, ma è così. A Roma almeno è così.

Ci dica un pregio per uscire da questo imbarazzo…

Sono molti i vostri pregi, uno su tutti è la vostra innata capacità di rilassarvi anche quando non è facile, a volte per voi basta un piatto di spaghetti a mettervi di buon umore, questo è un pregio, da noi si riesce ad esserlo, spesso, solo dopo aver bevuto un barile di birra!

Che metodo usi per entrare nel personaggio?

Benm vengano le critiche, anzi è grazie a quelle che ti guardi dentro, ed anche quando sono dure, è giusto che sia così. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni liberamente e di dare i suoi giudizi. Non sono una che polemizza, anzi…

Che rapporto hai con la stampa e con le critiche?

Io credo che non ci sia un metodo applicabile a tutti. Ogni attore usa il suo, sceglie la strada più adatta per arrivare ad essere il personaggio che interpreta.  Per quanto mi riguarda per ognuno è stato diverso, dipende molto dal regista con cui lavori. A me piace essere guidata, diretta, adoro i registi che parlano molto,  mi piace assorbire e metabolizzare dentro di me tutte le informazioni che ricevo.

Sei un po’ la musa ispiratrice dei registri drammatici, ma hai anche girato  delle commedie, che differenza c’è fra questi set?

Sono set completamente diversi.  Quando si girano le commedie ci si diverte di più, si ride, si scherza, insomma è un po’ tutto più rilassante.  Sui set di film drammatici c’è decisamente più tensione,  non è che ci si diverta tanto.

Nella tua filmografia sono presenti molte opere prime, è un caso o sei diventata una sorta di porta fortuna per i giovani registi?

Nulla di tutto ciò, semplicemente, io scelgo le storie che mi interessano, i ruoli che mi coinvolgono emotivamente, e forse in questi anni, almeno per me, erano più interessanti le loro storie di quelle dei registi affermati.  A volte è più bello essere diretti dai giovani,  sono più dolci, più delicati, non stanno dietro ad un monitor a gridare, come fanno alcuni grandi.  Poi gli attori sono una cosa molto fragile,  vanno maneggiati con cura,  un film può essere molto doloroso.

La maternità l’ha cambiata?

Sì, oggi sono più rilassata, meno ansiosa,  anche il mio lavoro lo vedo con occhi diversi.  Mi sento più sana, nel senso che non voglio più farmi del male, per lavoro intendo,  insomma non salto nel fuoco del pericolo.  Adoro il mio lavoro, è una specie di droga per me, non posso farne a meno, quindi non voglio sacrificare mia figlia per il lavoro, ma non ritengo nemmeno giusto sacrificare il mio lavoro per lei.
Luigina Dinnella


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